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 Il mixer virtuale
 
Se la traccia è AUDIO, il suono associato al canale confluisce in un mixer virtuale con tanto di mandate ausiliarie e bus di controllo, con la possibilità di manipolazione tramite (in quasi tutti i sequencer evoluti) regolazione del pan, equalizzazione, compressione ed inserimento di plug in. Il mixer virtuale funziona proprio come un mixer hardware di una certa complessità, e nelle nuove generazioni di software permette numerose possibilità di routing; però, se non avete mai visto un mixer in vita vostra sarà bene che non vi complichiate troppo la vita e lasciate inizialmente perdere mandate ausiliari e bus di controllo: destinate tutte le tracce alla stessa uscita stereo della vostra scheda e tramite il suo ascolto regolate i livelli del mix finale. Se nella registrazione analogica raggiungere livelli di volume troppo alti dà luogo ad effetti di saturazione che (in piccola quantità) possono essere anche piacevoli all'ascolto, l'audio digitale soffre enormemente di questi fenomeni di overload e può facilmente dar luogo al "clipping" del segnale, una distorsione particolarmente fastidiosa, ricca di "click" e "blip" assolutamente non voluti. L'occorrenza di questo fastidioso inconveniente diventa sempre più probabile, poi, quante più sono le tracce audio che vengono mixate (e, quindi, sommate nei volumi) insieme. Buona norma, quindi, è quella di controllare tutti i volumi del mixer virtuale, ed abbassare i controlli del volume laddove si vedano i 'meter' diventare troppo rossi. Fate attenzione, perché anche l'audio registrato soffre del problema della latenza in fase di riproduzione che abbiamo accennato per i sintetizzatori virtuali; l'entità di tale ritardo dipende essenzialmente dai driver della vostra scheda audio, quindi informatevi, prima di comprarla, riguardo alle performance dei vari modelli, e scaricate sempre dal Web i nuovi driver di quella che avete installato nel computer. Per sincronizzare MIDI ed AUDIO quando sono presenti problemi di latenza, comunque, alcuni software includono l'opzione "Midi to Audio Delay" che vi chiede di specificare un offset (scarto); ciò vi permette di ovviare a quella che, altrimenti, è l'unica soluzione per la sincronizzazione dei due tipi diversi di dati: traslare tutte le tracce di uno dei due tipi fino a quando il mix globale (uscite della scheda audio+uscite degli strumenti comandati via MIDI) non risulta in sincrono. Come negli editors, anche nei sequencer si può (e si deve spesso) fare uso dei MARKERS; in alcuni sequencer, tali "segnalini" possono essere generati anche automaticamente, in relazione al verificarsi di alcuni eventi (scelti dall'utente). La loro utilità consiste nel creare punti di riferimento rispetto all'andamento temporale della song, per segnalare punti che si vuole siano richiamabili con facilità. La parte MIDI offre numerose opzioni di editing degli "spartiti virtuali", dal "piano roll"(un metodo che ricalca le carte perforate usate dai vecchi pianoforti meccanici) al "drum-editor" ottimizzato per la scrittura di parti di batterie, a "mixer midi" per la gestione di file General Midi, a schermate che visualizzano la notazione pentagrammata. Se non siete bravi dal punto esecutivo, le funzioni di QUANTIZZAZIONE vi verranno in aiuto, disponendo automaticamente le note in sincronia con il clock; questa opzione è molto utile nelle scritture ritmate (brani dance o hip-hop), mentre potrebbe togliere il feeling, per esempio, di un pianoforte, rendendone troppo "robotico" il risultato. Ogni traccia MIDI (ricordiamo che una porta MIDI ha 16 canali e che nel sequencer più tracce possono essere assegnate allo stesso canale, andando a sommare, così, i loro contributi) può gestire una trentina di controller (ognuno ha un numero specifico) che servono ad inviare informazioni a getto continuo agli strumenti riguardo a volume, pan, velocity, aftertouch, pedali di espressione, etc… E' possibile così definire con precisione l'andamento nel tempo dei parametri che permettono di rendere più espressiva la partitura, soprattutto se scritta, magari, solo col computer. Alcuni controller non hanno una funzione già predefinita; programmando opportunamente lo strumento MIDI (se questo lo permette), li si potrà indirizzare al controllo della frequenza di taglio del filtro, della risonanza, o di qualunque parametro necessiti di essere modificato dal sequencer nel corso della song. Operazioni di copia, taglia, incolla sono all'ordine del giorno nei sequencer; possono essere effettuate sia nella schermata principale, che mostra le varie bar che costituiscono ogni traccia (e sono loro che possono essere tagliuzzate e disposte a piacimento), sia nelle schermate di editing delle bar stesse, dove vengono visualizzate e modificate le note.
IL MIXER VIRTUALE
 
Se la traccia è AUDIO, il suono associato al canale confluisce in un mixer virtuale con tanto di mandate ausiliarie e bus di controllo, con la possibilità di manipolazione tramite (in quasi tutti i sequencer evoluti) regolazione del pan, equalizzazione, compressione ed inserimento di plug in. Il mixer virtuale funziona proprio come un mixer hardware di una certa complessità, e nelle nuove generazioni di software permette numerose possibilità di routing; però, se non avete mai visto un mixer in vita vostra sarà bene che non vi complichiate troppo la vita e lasciate inizialmente perdere mandate ausiliari e bus di controllo: destinate tutte le tracce alla stessa uscita stereo della vostra scheda e tramite il suo ascolto regolate i livelli del mix finale. Se nella registrazione analogica raggiungere livelli di volume troppo alti dà luogo ad effetti di saturazione che (in piccola quantità) possono essere anche piacevoli all'ascolto, l'audio digitale soffre enormemente di questi fenomeni di overload e può facilmente dar luogo al "clipping" del segnale, una distorsione particolarmente fastidiosa, ricca di "click" e "blip" assolutamente non voluti. L'occorrenza di questo fastidioso inconveniente diventa sempre più probabile, poi, quante più sono le tracce audio che vengono mixate (e, quindi, sommate nei volumi) insieme. Buona norma, quindi, è quella di controllare tutti i volumi del mixer virtuale, ed abbassare i controlli del volume laddove si vedano i 'meter' diventare troppo rossi. Fate attenzione, perché anche l'audio registrato soffre del problema della latenza in fase di riproduzione che abbiamo accennato per i sintetizzatori virtuali; l'entità di tale ritardo dipende essenzialmente dai driver della vostra scheda audio, quindi informatevi, prima di comprarla, riguardo alle performance dei vari modelli, e scaricate sempre dal Web i nuovi driver di quella che avete installato nel computer. Per sincronizzare MIDI ed AUDIO quando sono presenti problemi di latenza, comunque, alcuni software includono l'opzione "Midi to Audio Delay" che vi chiede di specificare un offset (scarto); ciò vi permette di ovviare a quella che, altrimenti, è l'unica soluzione per la sincronizzazione dei due tipi diversi di dati: traslare tutte le tracce di uno dei due tipi fino a quando il mix globale (uscite della scheda audio+uscite degli strumenti comandati via MIDI) non risulta in sincrono. Come negli editors, anche nei sequencer si può (e si deve spesso) fare uso dei MARKERS; in alcuni sequencer, tali "segnalini" possono essere generati anche automaticamente, in relazione al verificarsi di alcuni eventi (scelti dall'utente). La loro utilità consiste nel creare punti di riferimento rispetto all'andamento temporale della song, per segnalare punti che si vuole siano richiamabili con facilità. La parte MIDI offre numerose opzioni di editing degli "spartiti virtuali", dal "piano roll"(un metodo che ricalca le carte perforate usate dai vecchi pianoforti meccanici) al "drum-editor" ottimizzato per la scrittura di parti di batterie, a "mixer midi" per la gestione di file General Midi, a schermate che visualizzano la notazione pentagrammata. Se non siete bravi dal punto esecutivo, le funzioni di QUANTIZZAZIONE vi verranno in aiuto, disponendo automaticamente le note in sincronia con il clock; questa opzione è molto utile nelle scritture ritmate (brani dance o hip-hop), mentre potrebbe togliere il feeling, per esempio, di un pianoforte, rendendone troppo "robotico" il risultato. Ogni traccia MIDI (ricordiamo che una porta MIDI ha 16 canali e che nel sequencer più tracce possono essere assegnate allo stesso canale, andando a sommare, così, i loro contributi) può gestire una trentina di controller (ognuno ha un numero specifico) che servono ad inviare informazioni a getto continuo agli strumenti riguardo a volume, pan, velocity, aftertouch, pedali di espressione, etc… E' possibile così definire con precisione l'andamento nel tempo dei parametri che permettono di rendere più espressiva la partitura, soprattutto se scritta, magari, solo col computer. Alcuni controller non hanno una funzione già predefinita; programmando opportunamente lo strumento MIDI (se questo lo permette), li si potrà indirizzare al controllo della frequenza di taglio del filtro, della risonanza, o di qualunque parametro necessiti di essere modificato dal sequencer nel corso della song. Operazioni di copia, taglia, incolla sono all'ordine del giorno nei sequencer; possono essere effettuate sia nella schermata principale, che mostra le varie bar che costituiscono ogni traccia (e sono loro che possono essere tagliuzzate e disposte a piacimento), sia nelle schermate di editing delle bar stesse, dove vengono visualizzate e modificate le note.