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STORIA DEL MIDI
 
L'uso del personal computer per comporre brani musicali può avvenire attraverso due strade: la prima riguarda il MIDI la seconda la digitalizzazione. Il MIDI (Musical Instrument Digital interface) è un protocollo ossia un linguaggio comune tra due moduli che si comunicano quale suono usare con che nota e per quanto tempo, mentre la digitalizzazione è una cattura del suono da parte di un campionatore che lo converte in una serie di numeri.
 
In questa sezione parleremo del MIDI. 
 
La storia
 
Il MIDI nasce nei primi anni ottanta dall'esigenza di far comunicare diverse macchine tra loro tramite un unico standard che tenga conto delle diverse caratteristiche dei moduli. Inizialmente era stata pensata per una situazione live, ma ben presto emersero le esigenze degli studi di registrazione che necessitavano l'uso di diverse apparecchiature, registrando e modificando le parti senza doverle risuonare.
 
Nel 1991 la Commissione standard MIDI allargò la normativa che regolava le compatibilità dei moduli accordandosi altresì sulla sequenza numerata delle voci interne al protocollo MIDI, assegnando quindi un numero sequenziale ad ogni suono valido per tutti i moduli collegati: al pianoforte fu assegnato il suono n.1, al set di batteria il 10, ecc… Questo nuovo standard chiamato General Midi (GM), aumentò la compatibilità tra i moduli in modo tale che un brano potesse essere eseguito con gli stessi strumenti indipendentemente dal modulo su cui veniva suonato (a patto che fosse GM). Lo standard di controllo Midi si è evoluto fino ai nostri giorni in diverse direzioni, soddisfacendo anche le possibilità live per la sincronizzazione di multieffetti e luci ma anche muovendosi in diverse direzioni per ampliare i limiti dello standard GM (da qui la nascita di ulteriori standard: GS-Roland e XG-Yamaha.
 
 
 
MIDI IN, MIDI OUT, MIDI THRU
 
Per poter utilizzare il midi abbiamo bisogno di due o più strumenti che siano dotati dell'uscita MIDI, una uscita pin pentapolare che può essere di ingresso (in), di uscita (out) o di ripetizione dell'ingresso (thru).
Attraverso l'ingresso "MIDI IN" possiamo ipoteticamente usare 16 canali diversi; dico ipoteticamente perché il nostro modulo (ad esempio la tastiera o il sequencer) deve essere costruito per gestire questo numero di canali. Per poter gestire 16 canali deve possedere tra le caratteristiche la multitimbricità a 16 parti. Non ci capite nulla ! Non è un problema perché ho soddisfatto soltanto la curiosità di alcuni ma ora mi spiegherò meglio.
 
Ogni strumento e praticamente ogni musicista possiede una sua polifonia, quindi può emettere più suoni contemporaneamente: il basso ad esempio ha quattro corde e quindi non potrà mai eseguire più di quattro suoni simultaneamente; il pianoforte ignoro quanti tasti abbia, ma al massimo un pianista da solo potrà premere dieci tasti contemporanei a meno che oltre alle mani usi i gomiti! Un altro importante concetto è la multitimbricità: un gruppo rock di quattro persone se fosse un modulo sarebbe multitimbrico a quattro parti, la parte uno sarà il basso, la parte due la chitarra, la parte tre la tastiera e la parte quattro la batteria.
 
Qui una precisazione: la parte è il musicista fantasma che sta suonando dentro al modulo, ma attenzione se suono un pezzo con 30 parti ma non suonano mai più di quindici in contemporanea posso usarne solo 15 parti e sostituirli. Mi spiego meglio, con un mixer a quindici canali, non è detto che al massimo posso far suonare 15 persone, se assumo un omino che ogni volta che un musicista smette di suonare lo scollega con il jack dal mixer e inserisce il jack di un altro posso farne suonare molti di più, ma sempre al massimo 15 per volta. Ecco, il computer è un omino molto veloce!
 
Multitibricità e polifonia sono comunque caratteristiche dipendenti: su un modulo GM si trova scritto multitimbrico a 16 parti e polifonico a 32 note, questo significa che al massimo posso avere 16 musicisti virtuali che suonano insieme ma al massimo possono fare 30 note complessive; quindi se il pianista sta facendo accordi da 32 note gli altri musicisti virtuali non potranno suonare niente quindi potrei dire che il mio modulo sta lavorando mono parte; se invece il pianista usa accordi a 6 note, il bassista può usare due note di polifonia per il suo basso, il trombettista, il sax ed il trombonista una a testa, il chitarrista 6 e la batteria 3 e sono a 20 note contemporanee, e potrei usarne altre dodici. Sembra più chiaro?
 

Spero di si … ma non demoralizzarti si procede!